L’idea di tornare sui banchi dell’università e studiare di nuovo mi frullava in testa da anni. Quello che non sono più in grado di gestire (o meglio, che mi terrorizza un po’) è l’ansia dell’esame. Sarà l’età? Sarà che ho perso il ritmo? Sarà che dopo anni di libera professione, l’idea di un professore che decide se “ho studiato abbastanza” mi fa alzare un sopracciglio? Chi lo sa.
Fatto sta che, qualche tempo fa, mentre curiosavo sul sito dell’Università Cattolica – la stessa dove mi sono laureata – ho trovato un corso post-laurea in consulenza orientativa. E lì ho pensato: “Eccoti.”
Un percorso da febbraio a giugno, in un campo che sembra lontano dal mio mondo, ma che in realtà ci si incastra alla perfezione.
E se stai pensando: “Perché una professionista che fa consulenza sul business (servizi, soldi & co) dovrebbe interessarsi alla consulenza orientativa?” Aspetta mezzo secondo che te lo racconto subito.
La consulenza orientativa e il business: più vicini di quanto pensi
Oggi, nel primo incontro, si è parlato di alcuni concetti che, ironia della sorte, mi ritrovo a far emergere continuamente nel lavoro con le mie clienti. Studiare queste dinamiche mi ha fatto riflettere su quanto l’orientamento sia un tassello essenziale nel costruire un’attività che sia autentica, sostenibile e allineata con chi siamo davvero.
Abbiamo affrontato temi come:
✔️ I valori → Perché ogni scelta è influenzata da quello che conta davvero per noi. E, guarda caso, questa è la prima cosa che faccio emergere quando aiuto una libera professionista a strutturare (o ristrutturare) la propria attività. Se non sai quali sono i tuoi valori, rischi di costruire un business che non ti rappresenta minimamente.
✔️ Gli interessi → Spesso nel business ci perdiamo nelle strategie, nei tecnicismi e dimentichiamo di chiederci: “Ma io, davvero, voglio fare questa cosa tutti i giorni della mia vita?”.
✔️ Il vissuto rispetto alle scelte → Perché ogni decisione è influenzata dal nostro percorso personale, dalle esperienze che abbiamo avuto e da quello che ci è stato detto di credere e di fare. È lo stesso motivo per cui molte libere professioniste faticano a dare valore al proprio lavoro o a stabilire prezzi adeguati: perché c’è un bagaglio di convinzioni, insicurezze e paure che pesano sulle loro scelte.
Insomma, non ho fatto nemmeno in tempo a sedermi che mi sono ritrovata a pensare:
“Ah, quindi quello che faccio ogni giorno con le mie clienti ha una base teorica ben precisa. Bene, almeno ora posso dire che c’è un metodo dietro la mia follia organizzata.” (Si scherza!So solo io quanto ho voluto studiare per elaborare questo metodo)
Competenze trasversali: la vera innovazione (anche se nessuno lo vuole ammettere)
Un altro punto che è emerso nel primo incontro e che mi ha fatto venire voglia di alzarmi in piedi e dire “Finalmente!” è stato il discorso sulle competenze trasversali (per le quali studiare è un passo in più ma la loro radice è più profonda)
Quelle stesse competenze che nel mondo della consulenza vengono spesso snobbate, perché non sono “hard skills”, perché non fanno curriculum e perché, in un’epoca di iperspecializzazione, sembra che se non sei un tecnico puro di qualcosa allora sei un po’ meno competente.
E invece, sorpresa: le competenze trasversali sono la più grande fonte di ricerca e sviluppo.
Perché?
💡 Perché sono quelle che ci permettono di adattarci, di innovare, di riorientarci senza impazzire.
💡 Perché sono quelle che ci aiutano a connettere mondi diversi e a trovare soluzioni che nessuno aveva mai considerato.
💡 Perché sono quelle che fanno la differenza tra un’esperta in qualcosa e una professionista che sa come portare quella competenza nella realtà.
E qui arriva la mia riflessione: nel mondo delle libere professioniste, le competenze trasversali sono il vero superpotere.
Saper leggere tra le righe, saper ascoltare, capire cosa spinge davvero le persone a fare scelte professionali, saper mettere insieme pezzi di settori diversi e tirarne fuori qualcosa di geniale… queste sono le abilità che fanno la differenza tra chi si reinventa e chi resta bloccato.
Eppure, le competenze trasversali sono ancora viste come qualcosa di “meno importante”. E invece sono il cuore di qualsiasi percorso di crescita.
Obiettivi, PEC e la pianificazione che funziona
Oltre a tutto questo, nel primo incontro si è parlato di pianificazione degli obiettivi. E qui, mi sono sentita come a casa.
Perché se c’è una cosa che ripeto fino alla nausea nel mio lavoro, è che non basta fissare obiettivi a caso, devono essere allineati con chi siamo davvero.
E qui entra in gioco il mio metodo PEC (Personale, Economico, Crescita):
🔹 Personale → Sto costruendo un’attività che mi rappresenta o mi sto infilando in un business che non sento mio?
🔹 Economico → Quanto voglio guadagnare e, soprattutto, qual è la strategia sostenibile per arrivarci?
🔹 Crescita → Che competenze mi servono per arrivare al livello successivo? Sto investendo nel modo giusto o sto facendo corsi a caso perché “si fa così”?
Questo primo incontro mi ha confermato quanto sia importante pianificare in modo strategico, non solo in base agli obiettivi di business, ma tenendo conto di chi siamo, di cosa vogliamo e di cosa ci serve davvero per far funzionare la nostra attività.
E adesso? Il viaggio continua
Questa è solo la prima tappa, ma so già che questo percorso mi darà tantissimo. Perché alla fine, non si smette mai di studiare se si vuole diventare sempre la versione migliore di se stesse.
E, soprattutto, non si smette mai di scegliere.
Se c’è una cosa che questo primo incontro mi ha lasciato, è che non siamo mai davvero bloccate. Abbiamo sempre una possibilità di scelta, di rivedere la nostra direzione, di ricalcolare il percorso come un navigatore intelligente (e non come quelli che ti fanno fare stradine improbabili nei paesini di montagna).
Ed è proprio questo che voglio portare ancora di più nel mio lavoro: strumenti pratici per aiutarti a prendere in mano il tuo business e la tua crescita, con scelte consapevoli e senza la paura di cambiare quando serve.
Alla prossima lezione.