Secondo incontro del corso.
Ci stiamo avvicinando alla prima parte pratica, quella che (spero) mi darà nuovi e migliori strumenti per guidare le mie clienti nella fase iniziale dei loro percorsi. Quella fase in cui lavoriamo su tre domande fondamentali: Cosa sai fare? Cosa vuoi fare? È fattibile?
E qui emerge un primo nodo: il corso è molto orientato alla fascia scolastica. Eppure, se c’è una cosa che vedo ogni giorno nel mio lavoro, è che anche da adulti ci si può ritrovare a non sapere più cosa fare. E non solo a livello professionale. La carriera non è una linea retta, e non esiste un momento in cui possiamo dire “so tutto, ho finito di imparare”. Eppure, il sistema educativo spesso non ci prepara a questa realtà, lasciandoci con la sensazione di essere in difetto quando non sappiamo che direzione prendere.
Conoscenze, abilità e competenze: le differenze fondamentali
Spesso nel mondo del lavoro e della formazione si usano in modo intercambiabile parole come conoscenze, abilità e competenze, ma ognuna di queste ha un significato ben preciso e, soprattutto, impatta in modo diverso sulla nostra crescita professionale e personale.
- Conoscenze → Sono le informazioni che hai acquisito nel tempo, principalmente attraverso lo studio. Parliamo di nozioni teoriche, come saper leggere, scrivere, far di conto, o conoscere una lingua straniera. Queste sono fondamentali, ma da sole non bastano.
- Abilità → Riguardano la capacità di applicare ciò che sai. Se hai studiato una lingua straniera (conoscenza), la tua abilità sarà quella di parlarla e scriverla fluentemente. Se hai imparato le basi della fotografia, la tua abilità sarà quella di usare la macchina fotografica per scattare immagini efficaci.
- Competenze → Sono la sintesi tra conoscenze e abilità, unite all’esperienza e alla capacità di adattarsi alle situazioni. Un fotografo esperto non solo sa come funziona una macchina fotografica (conoscenza) e come scattare buone foto (abilità), ma è in grado di valutare la luce, scegliere l’inquadratura giusta e dirigere un servizio fotografico con sicurezza (competenza).
Abilità sviluppate vs. abilità desiderate
Uno degli esercizi chiave di oggi è stato “abilità che ho maggiormente sviluppato vs. abilità che posseggo o che vorrei acquisire”. Devo ammetterlo: ho sorriso. Perché? Perché so che questo è uno degli esercizi meno amati dalle mie giovani opossum. Ma ironicamente è anche uno di quelli che porta più soddisfazione. Perché mette le persone di fronte a un fatto spesso ignorato: le competenze non sono solo quelle professionali.
E qui ti chiedo: le abilità che hai sono solo quelle che riguardano il tuo lavoro?
È davvero quello che conta e che vale? Oppure siamo qualcosa di più?
Quanto ci influenzano gli altri nella definizione delle nostre competenze?
Giusto pochi giorni fa ero in call con Giulia e, nel fare l’analisi delle sue competenze e abilità, mi ha sciorinato una serie di skill super tecniche. Un elenco preciso, dettagliato, quasi ingegneristico. Quando l’ho guardata e le ho chiesto “Ok, ma non manca qualcosa?”, il panico è entrato in scena.
Lo avrai capito già anche tu: mancava tutta quella parte che costruisce la persona ben prima della professionista. Chi sei tu? Dove hai fallito? Che amica sei?
Pensi che non c’entri nulla con il tuo business, con la tua capacità e abilità di vendere il tuo servizio? Spoiler: non è così.
Questo ci porta a fare le famose “scelte giuste”? Non lo possiamo sapere, ma di sicuro è uno dei pioli della scala che ci può far avvicinare al meglio per noi stesse.
Un aspetto che spesso trascuriamo è quanto le persone intorno a noi influenzino il modo in cui percepiamo le nostre competenze. A volte ci convinciamo di essere bravi in qualcosa solo perché ce l’hanno sempre detto. Altre volte, sottovalutiamo capacità fondamentali perché non sono mai state riconosciute dagli altri.
Se ti chiedessi quali sono le tue hard skill e soft skill, la risposta sarebbe filtrata da quello che hai sentito dire su di te? Dai complimenti ricevuti in ambito lavorativo? Dalle critiche ricevute nel tempo?
Pensaci: quante volte hai scoperto un tuo talento solo perché qualcuno te lo ha fatto notare? E quante volte hai creduto di essere “negata” in qualcosa solo perché nessuno ti ha mai dato spazio per provarci davvero?
Il pensiero laterale, critico e la creatività: una chiave per la crescita
Spesso ci troviamo bloccate in schemi di pensiero lineari, cercando soluzioni “ovvie” ai nostri problemi. Ma cosa succede se proviamo a vedere le cose da un’altra prospettiva?
Il pensiero laterale è quella capacità di trovare connessioni inaspettate tra idee, di vedere soluzioni dove altri vedono ostacoli. È quello che distingue un professionista che applica procedure da un professionista che innova.
Tuttavia, il pensiero laterale da solo non basta: serve anche il pensiero critico per valutare le informazioni e prendere decisioni ponderate, e la creatività per trovare soluzioni nuove e originali.
Il caso di Sherlock Holmes e il pensiero laterale
Sherlock Holmes è un esempio perfetto di pensiero laterale in azione. Mentre gli altri investigatori si limitano a seguire le piste più ovvie, Holmes riesce a risolvere i casi più intricati osservando dettagli che sfuggono agli altri. Il suo metodo si basa sull’unione di pensiero critico (analizzare le informazioni senza pregiudizi), creatività (trovare connessioni inaspettate) e pensiero laterale (guardare i problemi da angolazioni diverse). È grazie a questa combinazione che riesce a risolvere enigmi apparentemente impossibili, dimostrando che l’abilità di vedere oltre l’ovvio è una competenza fondamentale non solo per i detective, ma per chiunque voglia innovare e trovare soluzioni efficaci.
Esercizi pratici per sviluppare il pensiero laterale e critico
- Cambia prospettiva: prova a risolvere un problema immaginando di essere qualcun altro (un bambino, un anziano, un artista).
- Sfida le assunzioni: per ogni problema, scrivi tutte le cose che dai per scontate e chiediti: “E se fosse il contrario?”.
- Associa concetti distanti: scegli due parole a caso e trova un modo per collegarle in un’idea nuova.
- Chiediti “Perché?” cinque volte: ogni volta che hai un problema, chiediti perché esiste. Poi chiediti di nuovo. Continua fino ad arrivare alla radice della questione.
- Usa la tecnica SCAMPER: sostituisci, combina, adatta, modifica, metti a un altro uso, elimina, riordina per stimolare il pensiero creativo.
- Applica la tecnica del brainstorming inverso: invece di chiederti come risolvere un problema, prova a chiederti cosa potrebbe renderlo ancora peggiore. Poi capovolgi le soluzioni.
L’importanza dell’apprendimento continuo
L’apprendimento non finisce mai. Anche chi ha anni di esperienza ha sempre margine di miglioramento. I professionisti più di successo sono quelli che investono tempo nel formarsi continuamente, nel testare nuove strategie e nel mantenere una mentalità aperta.
Se vuoi approfondire come migliorare nel tempo, ti consiglio di leggere anche Micro offerta, mega ritorno, dove parlo di come partire da piccole azioni per ottenere risultati significativi.
Conclusione: sei più delle tue competenze
La prossima volta che ti senti bloccata nel definire il tuo valore o nel vendere il tuo servizio, ricordati questo: non sei solo le tue skill. Sei il mix unico di esperienze, fallimenti, successi, passioni e intuizioni che ti hanno portata fin qui.
E questo, credimi, vale più di qualsiasi certificato.
Ora dimmi: qual è un’abilità che hai sempre sottovalutato, ma che in realtà ti rende unica?
Noi ci leggiamo con la terza lezione fra due settimane, nel frattempo mi raccomando … non fare l’opossum!